Digital transformation

All’inizio fu la macchina a vapore. Nella metà del ‘700, nel bel mezzo del secolo dei lumi, aver scoperto in Inghilterra le enormi potenzialità che racchiudeva l’acqua portata in ebollizione, schiuse all’umanità la prima vera industrializzazione della storia (quella dell’industria tessile) ed il primo sistema di mobilità di massa, quello ferroviario. Fu la prima rivoluzione industriale seguita, un secolo più tardi, dalla seconda ancora una volta segnata dalla scoperta di nuove fonti di energia (petrolio, energia elettrica). Prima di arrivare al terzo snodo nella storia industriale del pianeta passò un altro secolo. Nel secondo dopoguerra una serie di straordinarie invenzioni (l’energia atomica, il DNA, i computer e, da ultimo, Internet) rivoluzionarono ancora una volta il modo di produrre e di fare impresa nella terra. Con queste premesse ben si comprende perché quella che stiamo vivendo in questi anni viene chiamata “Industria 4.0”, traducendo in un linguaggio moderno, quello dei programmi di software, ciò che a tutti gli effetti si presenta come la quarta rivoluzione industriale del pianeta.

Nel frattempo, a testimoniare dell’accelerazione che la storia del mondo ha vissuto, sono passati appena 40 anni dalla rivoluzione precedente. Ancora una volta ad innescare la miscela esplosiva è stata una nuova materia prima che, tuttavia, non è presente in natura. La materia prima di cui si nutre la nuova industria, e più in generale la società moderna, sono i dati. Miliardi di informazioni che registrano ogni più piccolo aspetto della vita di tutti i giorni, che alimentano le strategie di marketing e le tecnologie produttive delle imprese. E che, stoccate in quantità sempre maggiori nelle “nuvole” (i cloud), hanno preso anche a vivere di vita propria (con l’Internet delle cose), quando intere procedure vengono attivate automaticamente senza il sussidio dell’uomo, ma in automatico da una macchina che riceve un input informatico da un’altra macchina. In Italia le principali novità dell’ultima legge di bilancio (o di stabilità come si chiama nel gergo di Bruxelles) riguardano le misure per promuovere la “Industria 4.0”. Un impegnativo programma di svecchiamento della pubblica amministrazione attraverso i progetti messi in campo dall’Agenzia per l’Italia Digitale.

Chi avrebbe potuto immaginare 20 anni fa quanto profondamente la nostra vita sarebbe cambiata a causa della diffusione delle tecnologie digitali?

I governi stanno rapidamente migrando online, tagliando i costi per erogare servizi e rendendo contemporaneamente le interazioni più convenienti per i cittadini, dato il minor tempo richiesto.

Il Digital rivoluziona il mondo degli affari in una moltitudine di modi, aiutando le aziende che operano nel mondo fisico a guadagnare vantaggi competitivi su tutti i processi strutturali. E il ritmo del cambiamento sta accelerando: piattaforme digitali proliferano e si combinano tra loro. Gli effetti della rete, e i bassi costi, stanno alimentando ondate di innovazione che diventano sempre più brevi e più veloci, mutando così il corso dell’economia. I governi sostengono attivamente l’innovazione perché il proprio paese non perda il passo degli altri. In Italia, che pure parte in ritardo in questa rincorsa, le principali novità dell’ultima legge di bilancio (o di stabilità come si chiama nel gergo di Bruxelles) riguardano appunto le misure per promuovere la “Industria 4.0”. Un impegnativo programma di svecchiamento della pubblica amministrazione attraverso i progetti messi in campo dall’Agenzia per l’Italia Digitale volti a sviluppare progetti a livello nazionale, accompagnando le pubbliche amministrazioni locali allo sviluppo di servizi abilitati stimolando anche partnership con enti privati.

A quali logiche rispondono questi programmi?

La maggior parte delle misure di digitalizzazione in un’economia tende a concentrarsi su metriche orientate al mercato, o metriche output-oriented. Il settore della Information and Communication Technology (ICT) indica la strada delle nuove tecnologie utilizzate per sostenere i processi di digitalizzazione, cioè per alimentare la capacità delle aziende di sviluppare elevato valore aggiunto delle prestazioni grazie alla diffusione delle tecnologie digitali nei flussi di lavoro o nel modo di condurre le relazioni con clienti e fornitori. Quando questo processo di digitalizzazione delle imprese, pubbliche e private, avrà raggiunto un livello ottimale potremo parlare di una Industry 4.0 effettivamente compiuta. Cioè di un modello di produzione di beni e servizi del tutto automatizzati e connessi tra loro. Le nuove tecnologie digitali ancora avranno un impatto profondo nell’ambito di quattro direttrici di sviluppo: Utilizzo dei dati, che si declina in Big Data, Open Data, Internet of Things, machine-to-machine e cloud computing. Analytics: una volta raccolti i dati, bisogna ricavarne valore. Oggi solo l’1% dei dati raccolti viene utilizzato dalle imprese, che potrebbero invece ottenere vantaggi a partire dal “machine learning”, dalle macchine cioè che perfezionano la loro resa “imparando” dai dati via via raccolti e analizzati.» Interazione tra uomo e macchina, come gli applicativi Touch e di realtà aumentata.» Passaggio dal digitale al reale, come la manifattura additiva, le stampanti in 3D, la robotica, e le nuove comunicazioni per immagazzinare e utilizzare l’energia in modo mirato, razionalizzando i costi e ottimizzando le prestazioni”. E quando tutto questo verrà realizzato, l’umanità sarà finalmente pronta per una nuova rivoluzione industriale.

Il termine Industry 4.0 è infatti troppo riduttivo del profondo cambiamento che le aziende moderne devono intraprendere. Occorre infatti parlare di eco-sistema digitale che preveda:

  • La digitalizzazione e integrazione verticale e orizzontale dell’intera value chain e di tutti i soggetti interni ed esterni che la determinano
  • La digitalizzazione dei prodotti e servizi offerti e del loro accesso da parte dei clienti
  • La digitalizzazione del business model stesso dell’azienda

Alla base di tutto ciò risiede la capacità della aziende di gestire, analizzare e condividere i dati e le informazioni raccolte e soprattutto la capacità di rendere strutturate informazioni che allo stato dell’arte risultano ancora destrutturate.

Le principali tecnologie abilitanti che consentono e favoriscono tale cambiamento sono rappresentate da:

  • Mobilità
  • BigData & Analytics
  • Location detection technologies
  • Realtà aumentata e wearables
  • Stampanti 3D
  • Interazione multi-livello e multi-canale con i clienti
  • Autenticazione e fraud detection
  • Smart sensors
  • Internet of Things
  • Human-machine interfaces
  • Cloud computing