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Digital Technologies desidera informarla che, in data 02 ottobre 2018, il Consiglio Ecofin ha approvato le “Quick Fixes”, che rappresentano delle misure transitorie proposte dalla Commissione Europea volte ad agevolare l’introduzione del nuovo regime definitivo IVA, con l’obiettivo di contrastare le frodi IVA e ridurre il VAT gap.
In data 4 dicembre 2018 il Consiglio dell’UE ha adottato, al fine del loro recepimento, tre atti legislativi (il Regolamento UE 2018/1909, la Direttiva UE 2018/1910 e il Regolamento di esecuzione UE 2018/1912), emendando la Direttiva 2006/112/CE (direttiva IVA) ed il Regolamento di esecuzione UE 282/2011.

Tali semplificazioni normative dovranno essere recepite dagli Stati membri entro il 31 dicembre 2019 e riguardano principalmente le seguenti tematiche:

  • Regime delle prove nell’ambito delle cessioni intracomunitarie;
  • Rilevanza sostanziale del numero di identificazione IVA nelle cessioni intracomunitarie;
  • Disciplina delle operazioni a catena;
  • Disposizioni sull’istituto del “call – off  stock”.

REGIME DELLE PROVE NELL’AMBITO DELLE CESSIONI INTRACOMUNITARIE

Elemento rilevante in tema di cessioni intracomunitarie è la prova dell’avvenuto trasporto dei beni nello Stato UE di destinazione, al fine di supportare il regime di non imponibilità e prevenire il rischio di frodi.
Con il Regolamento di esecuzione UE 1912/2018, che ha introdotto il nuovo articolo 45-bis, viene tipizzato un elenco di documenti ritenuti idonei a dimostrare l’avvenuto trasporto o spedizione dei beni in un altro Stato Membro.
Nello specifico, si presume che i beni siano stati trasportati in un altro Stato membro, se il cedente può fornire, come prova dell’avvenuta consegna, almeno due documenti indipendenti che ne attestino il trasferimento.

Vengono considerati quali elementi di prova da esibire :

  • I documenti relativi al trasporto dei beni (e.g. lettera CMR firmata, una polizza di carico, una fattura di trasporto aereo, una fattura emessa dallo spedizioniere);
  • Altri documenti quali, ad esempio, una polizza assicurativa relativa al trasporto; i documenti bancari attestanti il pagamento del trasporto; documenti ufficiali, rilasciati da pubblica autorità (e.g. un notaio) che conferma l’arrivo dei beni a destinazione; una ricevuta rilasciata da un depositario nello Stato UE di destinazione che confermi il deposito dei beni in tale Stato;
  • Una dichiarazione scritta dall’acquirente che certifica che i beni sono trasportati o spediti dall’acquirente, o da un terzo per suo conto, e che identifica lo Stato membro di destinazione dei beni.

COSA È IMPORTANTE FARE?

E’ necessario poter dimostrare l’avvenuto trasporto di beni, potendo sempre dare evidenza dei documenti considerati rilevanti come prove per l’attestazione del trasferimento: pertanto, occorre implementare e  incrementare l’efficienza dei processi legati all’archiviazione dei documenti costituenti prove, ai fini del contrasto alle frodi IVA.  

RILEVANZA DEL NUMERO DI IDENTIFICAZIONE IVA NELLE CESSIONI INTRACOMUNITARIE

Attualmente, l’art.138 della direttiva IVA non prevede, tra i requisiti per l’applicazione del regime di non imponibilità IVA agli scambi intracomunitari di beni, che il cessionario sia munito di un numero di identificazione IVA (banca dati VIES) nello Stato Membro di destinazione di detti beni.
Con le modifiche apportate dalla Direttiva UE 2018/1910, l’iscrizione al VIES del cessionario dovrebbe divenire requisito sostanziale ai fini dell’applicazione del suddetto regime di non imponibilità.

DISCIPLINA DELLE OPERAZIONI A CATENA

La norma ha lo scopo di fissare, nell’ambito di una transazione a catena con tre o più soggetti coinvolti, a quale cessione imputare il trasporto intracomunitario e, di conseguenza, il regime di non imponibilità IVA: la Direttiva UE 2018/1910, con l’introduzione dell’art.36-bis, stabilisce che la spedizione ed il trasporto sono imputati unicamente alla cessione effettuata nei confronti dell’operatore intermedio. E’ questa, dunque, che si qualifica come cessione intracomunitaria non imponibile.

ISTITUTO DEL CALL- OFF  STOCK 

L’accordo di “call – off stock”  consiste nel trasferimento dei beni di proprietà del fornitore presso un luogo di stoccaggio nella disponibilità del cessionario, il quale – nonostante sia avvenuto il trasferimento fisico della merce – non ne diviene immediatamente proprietario. La qualifica di proprietario rimane in capo al cedente fino al momento del prelievo della merce ad opera  del  cessionario in base al proprio fabbisogno: il trasferimento del diritto di proprietà sulla merce al cessionario avviene limitatamente al quantitativo effettivamente prelevato.
La direttiva stabilisce che:

  • Il destinatario deve essere identificato ai fini IVA nello Stato membro di arrivo della merce;
  • Il soggetto che invia i beni deve istituire un apposito registro ove annotare l’identità del soggetto presso cui tali beni sono spediti, nonché comunicare l’operazione nell’apposita sezione degli elenchi Intrastat.

Inoltre, viene stabilito che, qualora i beni spediti o trasportati nello Stato membro di destinazione, non siano ceduti al soggetto passivo cui erano destinati entro 12 mesi dall’arrivo, si presume che il trasferimento della proprietà abbia luogo il giorno successivo alla scadenza di tale periodo.

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2019-10-29T13:20:38+01:00
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